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Gargano - Gruppi, VIESTE | Gtours Vacanze
 
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Gargano - Gruppi

GtoursXP
A partire da € 320,00
VIESTE
nessuna data disponibile
PACCHETTO TUTTO INCLUSO
Gargano - Gruppi

Rodi Garganico, Peschici, Vieste, Mattinata, Manfredonia... località di mare cariche di storia, profumate dalle zagare, ombreggiate dai maestosi pini d’Aleppo che si specchiano nelle acque cristalline del promontorio, impreziosite dalle perle delle Isole Tremiti.

E poi ancora i piccoli centri di Lido del Sole, Foce Varano, Capoiale, Torre Mileto, Marina di Lesina.

Chi sceglie il mare del Gargano per le vacanze estive, sceglie il calore del sole mediterraneo mitigato dalla brezza marina; sceglie una volta e per sempre le sensazioni e le emozioni delle indimenticabili grotte marine e che questa terra meravigliosa è capace di suscitare.

 

Tariffa per gruppi di soggiorno a partire da € 45,00 per persona - include:

 - TRATTAMENTO FBB

 - servizio spiaggia incluso

 - 1/4 di vino 1/2 di acqua incluse

 

 

POSSIBILI ESCURSIONI PER GRUPPI DI SOGGIORNO SUL GARGANO

Monte Sant’Angelo – San Giovanni Rotondo                                   
Prima colazione in hotel - Monte Sant’Angelo: visita guidata all’incantevole borgo medievale, caratterizzato dalle tipiche casette a schiera, e alla miracolosa grotta/santuario dell’Arcangelo Michele, meta di pellegrinaggi da tutto il mondo. Degustazione delle ostie ripiene, tipico dolce del Gargano - Pranzo in ristorante – di seguito si attraverserà la Foresta Umbra: polmone verde del Parco Nazionale del Gargano - San Giovanni Rotondo: visita guidata al santuario di San Pio, il santo del XX secolo, e alla Chiesa Nuova progettata da Renzo Piano. Si proseguirà lungo la Via Crucis realizzata in marmo di Apricena fino all’altare con la statua del Cristo crocifisso - Rientro in hotel, cena e pernottamento.

Vieste – Peschici                                                                                            
Prima colazione in hotel - Vieste: visita guidata  al caratteristico centro medievale con  vicoli, gradini e vista panoramica sul mare – Pranzo in ristorante tipico all’interno di una grotta naturale - Peschici: la “Perla del Gargano”, alla scoperta del grazioso centro storico caratterizzato da strade lastricate in pietra e case imbiancate a calce - Rientro in hotel, cena e pernottamento.

Arcipelago delle Isole Tremiti                                                                    
Prima colazione in hotel - imbarco per l’arcipelago delle Isole Tremiti: visita guidata all’isola di San Nicola con il Convento-Castello e L’Abbazia di Santa Maria a Mare, edificata dai benedettini nel 1045 - Pranzo in ristorante – giro in barca facoltativo dell’ arcipelago - Rientro in hotel, cena e pernottamento.

 

Grotte di Vieste: giro delle grotte marine di Vieste con motobarca 

JEEP SAFARI: attraverso antichi tratturi si ammira la natura selvaggia del Parco Nazionale del Gargano. Servizi inclusi: jeep, autista, guida locale, pic nic a base di prodotti locali.
 

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PACCHETTO TUTTO INCLUSO
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Foresta Umbra

La Riserva naturale Foresta Umbra è una area naturale protetta posta all'interno del Parco nazionale del Gargano. Si estende nella zona centro-orientale del Gargano, a circa 800 metri di altitudine. Il nome "umbra", deriva dal latino e significa cupa, ombrosa, come allora, e come in parte oggi, appare.

Il territorio della riserva occupa un'area di circa 400 ettari. La foresta è stata divisa in quattro zone più o meno concentriche: la zona A, la zona B, la zona C e la zona D.

  • Zona D: questa zona è quella di maggior tolleranza dal punto di vista ambientalistico, in quanto è la zona dei paesi compresi nella foresta.
  • Zona C: è interdetto l'ingresso ai veicoli a motore pur essendo possibile circolare liberamente.
  • Zona B: comprende poi la parte più incontaminata della Foresta Umbra, dove è severamente vietato produrre rumori molesti, alzare la voce o avere comportamenti che possono essere percepiti in qualche modo dalla popolazione animale.
  • Zona A: è il cuore nascosto della foresta, è inaccessibile al pubblico e vi si riproduce la maggior parte degli animali.

 

Isole Tremiti

Le Isole Tremiti (Diomedèe) sono un arcipelago del mare Adriatico, sito 12 miglia nautiche a nord del promontorio del Gargano e 24 ad est della costa Molisana e da Termoli. Amministrativamente, l'arcipelago costituisce il comune italiano di Isole Tremiti di 455 abitanti della provincia di Foggia in Puglia. Il comune fa parte del Parco Nazionale del Gargano. Dal 1989 una porzione del suo territorio costituisce la Riserva naturale marina Isole Tremiti. Pur essendo il più piccolo e il secondo meno popoloso comune della Puglia (con meno abitanti vi è solo Celle di San Vito), è uno dei centri turistici più importanti dell'intera regione. Per la qualità delle sue acque di balneazione è stato più volte insignito della Bandiera Blu, prestigioso riconoscimento della Foundation for Environmental Education.

L'arcipelago è composto dalle isole di:

San Nicola, sulla quale risiede la maggior parte della popolazione e si trovano i principali monumenti dell'arcipelago.

San Domino, più grande, sulla quale sono insediate le principali strutture turistiche grazie alla presenza dell'unica spiaggia sabbiosa dell'arcipelago (Cala delle Arene).

Capraia (detta pure Caprara o Capperaia), la seconda per grandezza, disabitata.

Pianosa, un pianoro roccioso anch'esso completamente disabitato e distante una ventina di chilometri dalle altre isole.

Il Cretaccio, un grande scoglio argilloso a breve distanza da San Domino e San Nicola.

La Vecchia, uno scoglio più piccolo del Cretaccio e prossimo a questo.

Abitate già in antichità (IV-III secolo a.C.), le isole per secoli furono soprattutto un luogo di confino. In epoca romana le isole erano note con nome Trimerus che deriverebbe dal greco trimeros, osia "tre posti" o "tre isole". L'imperatore Augusto vi relegò la nipote Giulia che vi morì dopo vent'anni di soggiorno forzato. Nel 780 Carlo Magno vi esiliò Paolo Diacono che, però, riuscì a fuggire. La storia dell'arcipelago non è però solo legata agli esiliati, più o meno illustri, che qui furono confinati, ma soprattutto alle vicende storiche, politiche ed economiche dell'abbazia di Santa Maria a Mare (definita da Émile Bertaux la Montecassino in mezzo al mare). Secondo il Chartularium Tremitense il primo centro religioso fu edificato nel territorio delle isole adriatiche nel IX secolo ad opera dei benedettini come dipendenza diretta dell'abbazia di Montecassino. Certo è che nell'XI secolo il complesso abbaziale raggiunse il massimo splendore, aumentando a dismisura possedimenti e ricchezze, cosa che portò alla riedificazione da parte dell'abate Alderico della chiesa con consacrazione nel 1045 effettuata dal vescovo di Dragonara. La magnificenza di questo periodo è testimoniata dalla presenza tra le mura del monastero di ospiti illustri, tra i quali Federico di Lorena (divenuto poi papa Stefano IX) e Dauferio Epifani (successivamente papa Vittore III). Con la bolla di Alessandro IV del 22 aprile 1256 venne confermata la consistenza dei beni posseduti dalla comunità monastica. L'intero complesso rimase un possedimento dell'abbazia di Montecassino per circa un secolo, nonostante le pressanti richieste di autonomia e le proteste dei religiosi tremitesi. Nel XIII secolo, oramai svincolata dal monastero cassinese, aveva possedimenti in terraferma dal Biferno fino alla città di Trani. Secondo le cronache dell'epoca le tensioni mai sopite con il monastero laziale e i frequenti contatti con i dalmati, invisi alla Santa Sede, portarono i monaci del complesso a una decadenza morale che spinse nel 1237 il cardinale Raniero da Viterbo ad incaricare l'allora vescovo di Termoli di sostituire alla guida dell'abbazia l'ordine di San Benedetto con i Cistercensi. In seguito, Carlo I d'Angiò munì il complesso abbaziale di opere di fortificazione. Nel 1334 l'abbazia fu depredata dal corsaro dalmata Almogavaro e dalla sua flotta, proveniente dalla città dalmata di Almissa, i quali trucidarono i monaci mettendo fine alla presenza cistercense nell'arcipelago. Nel 1412, in seguito a pressioni e lettere apostoliche, e su diretto ordine di papa Gregorio XII, dopo il rifiuto di diversi ordini religiosi, una piccola comunità di Canonici Lateranensi, proveniente dalla chiesa di San Frediano in Lucca e guidata da Leone da Carrara si trasferì sull'isola per ripopolare l'antico centro religioso. I Lateranensi restaurarono il complesso abbaziale, ampliandone inoltre le costruzioni, soprattutto con la realizzazione di numerose cisterne ancora oggi funzionanti ed estesero i possedimenti dell'abbazia sul Gargano, in Terra di Bari, Molise e Abruzzo. Nel 1567 l'abbazia-fortezza di San Nicola riuscì a resistere agli attacchi della flotta di Solimano il Magnifico. L'abbazia fu soppressa nel 1783 da re Ferdinando IV di Napoli che nello stesso anno istituì sull'arcipelago una colonia penale. Nel periodo napoleonico l'arcipelago fu occupato dai murattiani che si trincerarono all'interno della fortezza di San Nicola resistendo validamente agli assalti di una flotta inglese (anno 1809). Di questi attacchi sono visibili ancora oggi i buchi delle palle di cannone inglesi sulla facciata dell'abbazia. In seguito a tale evento, Murat concesse la grazia ai deportati che avevano collaborato alla resistenza contro gli inglesi. Fu così che ebbe fine la prima colonizzazione delle Tremiti, effettuata mediante l'insediamento di colonie penali. Nel 1843 re Ferdinando II delle Due Sicilie con l'intento di ripopolare le isole vi fece insediare molti indigenti provenienti dei bassifondi napoletani, che poterono così sfruttare proficuamente la pescosità di quell'area marittima, dando luogo così ad una seconda colonizzazione delle Tremiti. Nel 1911 furono confinati alle Tremiti circa milletrecento libici che si opponevano all'occupazione coloniale italiana. A distanza di un anno circa, un terzo di questi erano morti di tifo esantematico. In epoca fascista l'arcipelago continuò a essere luogo di confino, ospitando tra l'altro anche il futuro Presidente della Repubblica Sandro Pertini e Amerigo Dumini. Vi furono confinati anche diverse centinaia di omosessuali (nell'isola di San Domino) anche se non esisteva nessuna legge contro l'omosessualità. L'autonomia comunale risale al 1932.

I Miti Legati a Diomede

San Nicola vista da San Domino

L'arcipelago ha legato nel corso dei millenni il suo nome a quello dell'eroe acheo Diomede, tanto che in antichità le isole furono chiamate isole Diomedee (Insulae Diomedeae in latino o Διομηδιες in greco antico).

San Domino vista da San Nicola

La leggenda racconta che nacquero per mano di Diomede, quando gettò in mare tre giganteschi massi (corrispondenti a San Domino, San Nicola e Capraia), portati con sé da Troia e misteriosamente riemersi sotto forma di isole. Qui approdato, l'eroe ebbe il primo contatto con la Daunia, prima di sbarcare sul Gargano, nei pressi di Rodi alla ricerca di un terreno più fecondo, peregrinando per la regione dauna e unendosi in matrimonio con la figlia (Euippe, secondo alcuni Drionna, secondo altri Ecania) di Dauno, re dei Dauni. Una variante di questo mito, con meno basi epiche, vuole che i tre massi fossero avanzati dal carico che l'eroe omerico aveva utilizzato per tracciare i confini del suo nuovo regno, la Daunia, quindi con collocazione dell'episodio già dopo il matrimonio con Euippe. Ma la leggenda non vuole solo la nascita delle Tremiti legata a Diomede, ma annota anche la sua morte nell'arcipelago pugliese. Molte narrazioni diverse tra loro sono accomunate dal collocare il luogo della scomparsa dell'eroe nelle isole Tremiti. Alcune parlano della morte avvenuta in seguito ad un naufragio, ma la versione più comune della leggenda narra del ritiro di Diomede, insieme ai suoi compagni, sull'arcipelago, dove andrà incontro alla morte. Sull'isola di San Nicola vi è una tomba di epoca ellenica chiamata ancora oggi tomba di Diomede. Un particolare interessante della leggenda riguarda le diomedee (che i tremitesi chiamano arenne), caratteristici uccelli che popolano le falesie e le scogliere dell'arcipelago. Infatti si vuole che questi uccelli, dal nome riconducibile all'eroe greco, siano i suoi compagni trasformati da Afrodite per compassione (secondo varie versioni, tra cui quella di Dionisio di Alessandria) o per vendetta (secondo Virgilio). In quest'ultima versione la metamorfosi dei compagni dell'acheo non è collegata alla morte dell'eroe, ma ai contrasti di questo con la dea Afrodite. La versione non virgiliana, che è anche quella più narrata, vuole invece che la dea per compassione verso il dolore dei compagni di Diomede li abbia trasformati in uccelli, appunto le diomedee, che con i loro garriti (simili ai vagiti di un bimbo), soprattutto notturni, continuano a piangere affranti la scomparsa del loro condottiero.

Il Tesoro di Diomede

Un'altra leggenda legata all'arcipelago, riportata dalla Cronica Istoriale di Tremiti, narra di un eremita che scelse l'isola di San Nicola intorno al 312 d.C. come luogo di ritiro e di contemplazione. Secondo la leggenda, una notte gli apparve in sogno la Madonna indicandogli il luogo in cui doveva scavare per rinvenire un tesoro di monete e monili, il cosiddetto tesoro di Diomede, e di edificare con questi una chiesa in onore della Vergine Maria. Per l'iniziale resistenza da parte del monaco, che ignorò l'invito per non abbandonare la meditazione o forse per timore di un'apparizione diabolica, la Madonna apparve nuovamente,questa volta alterata in volto. Il monaco superò così le diffidenze e le obbedì, ritrovando il tesoro e costruendo con questo un edificio dedicato alla Vergine. Secondo la Cronica, la notizia del ritrovamento miracoloso rese l'isola di San Nicola meta di pellegrinaggio tanto che l'eremita, messo in difficoltà, dovette chiedere l'aiuto del Papa che affidò il governo dell'isola all'Ordine di San Benedetto.

Monte Sant' Angelo

Monte Sant’Angelo, sullo sperone meridionale del promontorio del Gargano, si affaccia da un lato sul Tavoliere delle Puglie e dall’altro sul Golfo di Manfredonia. 
La storia del paese ruota attorno alla costruzione della chiesa recentemente inserita nel patrimonio UNESCO (nel sito seriale "Longobardi in Italia" per le testimonianze dell'arte longobarda) e dedicata all’Arcangelo Michele, apparso agli abitanti del borgo alla vigilia della battaglia con i Barbari. 
La Sacra Grotta, detta anche Basilica Celeste, è il luogo dove si colloca l’apparizione dando origine al culto micaelico.
La città, nell’arco dei secoli, ha subito numerose dominazioni e cambiato faccia più volte, anche se la fase più importante della sua storia è riconducibile senza dubbio al periodo longobardo; dopo il 650, infatti, venne assorbita nel ducato di Benevento dove, grazie ai rapporti tra il mondo greco-bizantino e la Puglia, si era imposto fin dal V secolo il culto dell’Arcangelo Michele.

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