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Il Palmento Relais, Locorotondo, Bari, Puglia | Gtours Vacanze
 
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Il Palmento Relais

Masseria
Locorotondo (BA)
INTERNET - WI-FI
MARE: OLTRE 2 KM.
PARCHEGGIO
PISCINA
SALA MEETING
SPA
esperienze
Il Palmento Relais

 

Antico borgo interamente recintato con muri a secco, sapientemente restaurato, composto da 33 trulli immersi tra gli ulivi ed i vigneti e a diretto contatto con la natura circostante.La caratteristica di questo antico complesso consisteva nell’essere strutturato per avere tutti i servizi, accentrati ed in comune, a disposizione di tutti gli abitanti che costituivano il borgo o più comunemente “u jazzile” termine dialettale che individuava un grande spiazzo, quasi sempre circolare, per “vivere l’insieme” ed intorno al quale erano edificate diverse abitazioni a trulli.

Camere: ogni antica unità abitativa prende il nome da vitigno autoctono. Junior Suite in Trullo: 12 Junior Suite epoca recente, arredate con gusto, cura e raffinatezza di particolari; sono dotate di servizi privati, Kit di ciabattine, TV satellitare, Wi fi, frigobar, bollitore fornito di the, tisane, caffè, condizionamento autonomo, patio con tavolino e sedie con affaccio su giardini, roseti e ulivi secolari. Suite in Trullo: 12 Suite, frutto di un accurato restauro, condotto rispettando a pieno le antiche forme e materiali artigianali sono curati in ogni dettaglio e dotati di ogni confort. Le spesse murature li rendono caldi d’inverno e freschissimi d’estate. Sono dotati di servizi privati, kit di cortesia, ciabattine, telefono diretto, TV satellitare, Wi-Fi, phon, cassetta di sicurezza, frigobar, bollitore fornito di the, tisane, caffè, condizionamento autonomo, patio giardini, roseti e ulivi secolari.

Servizi e attrezzature: ristorante, piscina per adulti e piscina per bambini, bar, campo da tennis, campo di calcetto, campo polivalente basket/volley, parco giochi, sauna, bagno turco e solarium, parcheggio, maneggio e spiaggia convenzionata, club house.

 

Spiaggia di sabbia a 13 km circa





8
INTERNET - WI-FI
MARE: OLTRE 2 KM.
PARCHEGGIO
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Non sono presenti tariffe.
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MARE: OLTRE 2 KM.
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Non sono presenti offerte.
INTERNET - WI-FI
MARE: OLTRE 2 KM.
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SPA
esperienze
Zona Territoriale: Terra di Bari
Indirizzo: - 70010 Locorotondo (BA)

Latitudine: 40.798534
Longitudine: 17.322004
INTERNET - WI-FI
MARE: OLTRE 2 KM.
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Non sono presenti video.
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MARE: OLTRE 2 KM.
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Alberobello

Alberobello (Ajarubbèdde in dialetto barese), è un comune italiano di circa 11.000 abitanti della provincia di Bari, in Puglia, al centro della Valle d'Itria e della Terra dei Trulli. 
L'origine del nome è stata oggetto di studi e recenti contributi secondo cui "La denominazione originaria della Selva era "Silva Alborelli", come risulta dal più antico documento autentico, a conoscenza degli studiosi, e cioè il Diploma d'investitura del 15 maggio 1481 del Re Ferrante d'Aragona, col quale i beni del defunto Conte Giuliantonio I, l'eroe di Otranto, furono assegnati al figlio Andrea Matteo illetterato. In detto documento, ricavato dal Grande Archivio di Napoli, e riportato nel testo integrale, a pag. 319 della pregevole Storia di Conversano, si legge testualmente, "Silva Alborelli in provincia nostra Terra Bari". Celebre per le sue caratteristiche abitazioni chiamate trulli che, dal 1996, sono patrimonio dell'umanità dell'UNESCO fa parte della Valle d'Itria.
Una prima antropizzazione dell'area prese avvio solo nei primi anni del XVI secolo su impulso del conte di Conversano Andrea Matteo III Acquaviva d'Aragona, figlio del celebre conte Giulio Antonio Acquaviva, caduto nel 1481 presso Otranto nella guerra contro i Turchi. Il conte Andrea Matteo introdusse dal feudo di Noci una quarantina di famiglie di contadini per bonificare e coltivare le terre, con l'obbligo di consegnargli la decima dei raccolti. Un suo successore, il potente conte Giangirolamo II detto il Guercio delle Puglie (1600-1665), che aveva eretto un casotto di caccia ed una locanda in loco, iniziò la vera urbanizzazione della selva con la costruzione di un agglomerato di case. L'abbondanza di materiale sedimentario calcareo e l'autorizzazione del conte a costruire case solo con muri a secco senza l'uso di malta, che sono i caratteristici trulli, contribuì all'espansione dell'agglomerato urbano. Tale obbligo di far costruire case solo con pietre a secco fu un espediente del conte per evitare il pagamento dei tributi al viceré spagnolo del Regno di Napoli secondo la Pragmatica de Baronibus, legge in vigore fino al 1700 secondo la quale la costruzione di un nuovo centro abitato comportava in primo luogo il Regio assenso e il consecutivo pagamento dei tributi da parte del Barone alla Regia Corte. Infatti nel 1644, in seguito di denuncia fatta dal duca Caracciolo di Martina Franca fu ordinata una ispezione regia. Per prevenirne gli effetti, il conte Giangirolamo ordinò ai coloni di demolire le abitazioni e allontanarsi temporaneamente dall'area. Ciò avvenne in una sola notte, cosicché gli ispettori regi trovarono solo pietre sparse.
Alberobello rimase feudo degli Acquaviva d'Aragona fino al 27 maggio 1797, quando il re Ferdinando IV di Borbone accolse l'istanza degli alberobellesi ed emanò un decreto con il quale elevava il piccolo villaggio a città regia, liberandola dalla servitù feudale. Sino alla prima metà del XX secolo, anche il centro storico di Villa Castelli 
era costituito prevalentemente da trulli, di cui restano pochi esemplari. Alberobello resta oggi l'unica città in cui permane un intero quartiere dei trulli e si pone come capitale 
culturale dei trulli della Valle d'Itria.
 
Monumenti e luoghi di interesse 
 
I Trulli: la storia di questi edifici molto particolari è legata a un editto del Regno di Napoli che nel XV secolo sottoponeva ad un tributo ogni nuovo insediamento urbano. I conti di Conversano, proprietari del territorio su cui sorge oggi Alberobello, imposero allora ai contadini inviati in queste terre di edificare a secco, senza utilizzare malta, le loro abitazioni, in modo che esse potessero configurarsi come costruzioni precarie, di facile demolizione.
 
Il Trullo Siamese: dovendo quindi utilizzare soltanto pietre, i contadini trovarono nella forma rotonda con tetto a cupola autoportante, composto di cerchi di pietre sovrapposti, la configurazione più semplice e solida. I tetti a cupola dei trulli sono abbelliti con pinnacoli decorativi, la cui forma è ispirata a elementi simbolici, mistici e religiosi. Essi erano realizzati dalla maestranza assunta per la costruzione del trullo e ne identificavano l'artigiano. In base alla qualità della fattura del pinnacolo si poteva dunque identificare non solo la destrezza artigianale del costruttore, ma anche il valore della costruzione. Una maggiore spesa nella costruzione del trullo permetteva di individuare pertanto, le famiglie più abbienti da quelle meno facoltose.
Per quanto riguarda i simboli dipinti sopra i tetti dei trulli spesso assumono un significato religioso; talvolta possono rappresentare segni dello zodiaco. Pinnacolo e simbolo dipinto insieme formavano una sorta di identificativo civico, in quanto per lungo tempo Alberobello ha visto negarsi un riconoscimento ufficiale da parte dei conti di Conversano.
 
Il Trullo Sovrano: Il trullo più grande del paese è chiamato Trullo Sovrano. Fatto costruire dalla famiglia Perta nella metà del Settecento, questo edificio a due piani è adibito a museo ed è possibile visitarne l'interno, arredato secondo il gusto d'epoca, ricostruito tramite le testimonianze dei più anziani abitanti alberobellesi. Durante il periodo estivo, 
il Trullo Sovrano ospita manifestazioni quali spettacoli teatrali, concerti di piccole orchestre o formazioni Jazz, serate di cultura e poesia.
 
Casa Pezzolla: in una zona centrale dell'abitato compresa fra il quartiere Aia Piccola e piazza del Popolo sorge il più grande complesso di trulli contigui e comunicanti (quindici) visitabili ad Alberobello, i più antichi dei quali risalgono al XVIII secolo. Tale complesso abitativo, identificato come Casa Pezzolla dal nome degli ultimi proprietari, nel 1986 è stato acquistato dal Comune di Alberobello e tra il 1993 e il 1997 è stato interamente restaurato.
Nel complesso a trulli si distinguono due tipi di tessuto edilizio: uno più recente che si affaccia interamente su piazza XXVII maggio e, con un effetto prospettico monumentale, si sviluppa su due piani, con facciata alta e stretta sormontata da un timpano triangolare che evidenzia la sezione del tetto a due falde, coperto da chiancarelle. L'altro tessuto rappresenta la parte più antica e risente dell'influenza della zona monumentale dell'Aia Piccola.
 
Chiesa di Sant'Antonio: edificata tra il 1926 e il 1927 su un terreno sommità del rione Monti, donato da una cittadina di Alberobello ai sacerdoti guanelliani, la chiesa di Sant'Antonio riproduce le fattezze delle abitazioni del rione.
Su una pianta a croce greca s'innesta una cupola alta 21 metri a forma di trullo, che si integra perfettamente con gli edifici circostanti. La chiesa ha subìto un completo restauro nel 2004.
Bari

Bari è un comune italiano di 313.855 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia e della regione Puglia.
È nota per essere la città nella quale riposano le reliquie di san Nicola. 
Tale privilegio ha reso Bari e la sua basilica uno dei centri prediletti dalla Chiesa ortodossa in Occidente.
Bari ha una solida tradizione mercantile e da sempre è punto nevralgico nell'ambito del commercio e dei contatti politico-culturali con l'Est europeo e il Medio Oriente. 
Il suo porto è oggi il maggiore scalo passeggeri del Mare Adriatico. 
Dal 1930 si tiene a Bari la Fiera del Levante; più recentemente la città è diventata sede del segretariato per il Corridoio pan-europeo 8.
Il centro storico, conosciuto come città vecchia, è permeato di una storia millenaria e si contrappone all'ottocentesco quartiere muratiano dall'ordinata pianta a scacchiera, che meglio interpreta la tradizione commerciale della città. 
Nel secondo dopoguerra, l'urbanizzazione rapida e spesso incontrollata ha reso meno regolare la parte moderna del capoluogo, sviluppatasi al di là del quartiere muratiano.
La città si affaccia sul Mare Adriatico per una lunghezza di 42 km, fra i comuni di Giovinazzo, a nord, e Mola di Bari, a sud. Si estende in senso longitudinale per circa 18 km, partendo dalla zona portuale fino all'estremo quartiere Loseto a sud-ovest.
Il territorio comunale è al centro di una vasta area pianeggiante e depressa, la conca di Bari. 
La città è caratterizzata da un clima mediterraneo con inverni miti continentali (i primi freddi iniziano solitamente a novembre inoltrato) ed estati calde e asciutte. 
Le escursioni termiche sono contenute dall'azione mitigatrice marina, infatti il capoluogo, trovandosi sulla costa del basso Adriatico, è spesso interessata da venti a regime di brezza. 
Tuttavia la città nei mesi invernali è spesso influenzata dalle correnti fredde di provenienza nord-orientale balcanica e nord-occidentali provenienti dagli alti monti abruzzesi, che sporadicamente determinano precipitazioni a carattere nevoso anche a bassa quota.
La città è ricca possiede una storia articolata, che ha contribuito a donarle, nel corso dei secoli, un cospicuo patrimonio culturale, essenzialmente di tipo architettonico.
 
Architetture religiose
 
Basilica di San Nicola: uno dei simboli della città di Bari, sorge nel cuore della città vecchia, in una larga piazza, dove, prima della sua costruzione, vi era il palazzo del catapano bizantino (distrutto durante una ribellione popolare). 
L'edificio fu eretto tra il 1087 ed il 1197, allo scopo di custodire le reliquie di san Nicola, trafugato da Myra da alcuni marinai nel 1087. 
La sua struttura è uno dei migliori esempi di architettura romanica pugliese.
 
Cattedrale di San Sabino: eretta nell'XI secolo, dopo la distruzione della città (avvenuta nel 1156) ad opera di Guglielmo I di Sicilia. Come la basilica, anche questa chiesa è uno dei migliori esempi di Romanico pugliese: ha una facciata semplice, e, come il resto del complesso, si caratterizza per la presenza di lesene, archi, bifore e monofore. 
In alto presenta un maestoso rosone dalla cornice variegata. I tre portali che immettono nell'interno sono datati all'XI secolo, ma sono stati rimaneggiati nel XVIII secolo.
 
Architetture civili
 
Palazzo dell'Acquedotto Pugliese: nel 1924 l'Ente Acquedotto Pugliese si dotò di una sede centrale, affidando a Cesare Vitantonio Brunetti un edificio in Via Cognetti, a poca distanza dal mare. 
L'imponente candida facciata bugnata che corre attorno ai quattro lati dell'edificio dona l'aspetto inespugnabile di una fortezza. Tuttavia, varcato l'accesso, si possono ammirare gli splendidi interni scaturiti in ogni minimo particolare dalla fantasia liberty di Duilio Cambellotti: il tema dominante è quello dell'acqua, che viene proposto nei grandi affreschi della Sala del Consiglio, nei pavimenti, negli intarsi in legno e madreperla degli oltre 140 mobili originari.
 
Palazzo Mincuzzi: nel cuore del quartiere Murat, all'angolo tra la pulsante via Sparano e via Putignani, Aldo Forcignanò elaborò nel 1923 un progetto con soluzione d'angolo per l'edificio, che mantiene tuttora chiare finalità commerciali. La facciata è un coacervo di colonne, lesene bugnate, capitelli ionici e mascheroni tra i quali si sviluppano le molte finestre. Gli interni, ricchi di decorazioni Liberty, sono dominati da un monumentale scalone e illuminati dalla cupola vetrata che sovrasta l'edificio.
 
Palazzo Fizzarotti: edificato su Corso Vittorio Emanuele II e radicalmente ampliato negli anni 1905-1907 da Ettore Bernich e Augusto Corradini, si presenta come un imponente edificio in stile eclettico. Molti degli stilemi del romanico pugliese vengono fusi con diverse tradizioni architettoniche. 
La facciata, composta da tre piani in stile veneziano sui quali si apre un leggero loggione colonnato, è un omaggio alla liberazione della città occupata dai Saraceni compiuta dalla Serenissima nel 1022. 
Gli interni, accessibili mediante un suggestivo androne marmoreo, ospitano diverse decorazioni che richiamano l'epoca federiciana, allegorie delle attività economiche della Puglia e simboli esoterici. L'edificio oggi è adibito ad uso residenziale, ma ospita anche un centro polifunzionale con sale per esposizioni.
 
Palazzo de Gemmis: palazzo Ottocentesco posto in Piazza Garibaldi edificato dai Baroni de Gemmis.
Il Palazzo, elegante e neoclassico, ospitò la raccolta del bibliofilo ing. Gennaro de Gemmis, fondatore della omonima biblioteca, costituita dalla più ampia collezione esistente di documenti sulla storia della Puglia.
Il Palazzo fu requisito per usi militari durante la Seconda Guerra Mondiale.
 
Architetture militari
 
Castello Normanno-Svevo: fortezza costruita nel 1131 da Ruggero II di Sicilia. Nel 1156 Guglielmo I di Sicilia, lo distrusse quasi interamente e, subito dopo, Guido il Vasto, su commissione di Federico II di Svevia, si occupò della sua ricostruzione. Dopo gli interventi di Federico II, durante il XVI secolo, furono effettuati vari interventi per adeguarlo alle esigenze difensive dell'epoca. Il complesso è caratterizzato dalle torri quadrate che lo sovrastano e da un fossato largo e profondo.
 
Fortino di Sant'Antonio Abate: eretto per scopi difensivi. La data di costruzione non è accertata; tuttavia talune fonti citano il forte a partire dal XIV secolo. Distrutto dai baresi nel 1463, fu ricostruito nel XVI secolo per volere di Isabella d'Aragona. La lunga muraglia che circonda tutta la città vecchia, costruita nel XII secolo, e che un tempo offriva uno spettacolo alquanto suggestivo, presentandosi a strapiombo sul mare.
Inoltre lungo tutto il litorale barese (e pugliese più in generale) sono presenti le caratteristiche torri di avvistamento erette in epoca medievale per segnalare l'arrivo dei pirati saraceni, una delle quali da tuttora il nome al quartiere di "Torre a Mare" nella zona meridionale della città.
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